La potenza del LINGUAGGIO ANALOGICO -EMOTIVO nelle opere di Emilio Vedova (II Puntata).

In Emilio Vedova le forme NON sono riconoscibili perché persegue in maniera ostinata una pratica iconoclasta.

Anche se non è sempre necessario dare significato alle cose, certo è che il nostro cervello ha bisogno di una cornice di riferimento per permettere alla mente di fare associazione, ragionamenti e arrivare a formulare giudizi estetici.


Linea, forma, struttura e colore, questi elementi sono per le immagini come la grammatica è per la lingua.

Insieme, questi elementi permettono ai nostri occhi di vedere le immagini complete e al nostro cervello di riconoscerle.

In questo caso è chiaro che per apprezzare le suggestioni di Emilio Vedova dobbiamo constatare che fa certamente uso di un codice analogico però difficilmente decodificabile per il nostro cervello, soprattutto se cerchiamo di verbalizzare significati.

Potremmo dunque provare fastidio e assenza di piacere verso quest'arte così astratta se non proviamo a usare qualche abilità in più, come ad es. la competenza emotiva.

Dobbiamo cioè metterci davanti a una sua opera e "sentire" le sensazioni con il corpo, proprio come quando siamo arrabbiati sentiamo la rabbia nel corpo

Ecco allora che il suo linguaggio analogico non si basa tanto sulle immagini ma sulla carica emotiva del segno e del colore proprio per "riscattare i segni, i colori da tutte le pigrizie, da tutti i vizi, per la grande avventura, per la nascita espressiva di una nuova condizione umana. » (Vedova 1954, 1984, p. 88).

Emilio Vedova, come uomo della Resistenza, non solo dopo la seconda guerra mondiale ma per tutta la vita è stato alimentato da una carica utopica e una fede umanistica che forse ora stiamo perdendo.


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