IL LINGUAGGIO PIU' POTENTE E' QUELLO ANALOGICO, un esempio nell'arte di Emilio Vedova.

In attesa di riprendere a vivere la nostra vita sociale.....intratteniamoci un pò con la percezione dell'arte e l'arte della comunicazione.

Premesso che è impossibile NON comunicare, qualsiasi cosa diciamo, facciamo o produciamo, nella comunicazione umana ci sono 2 possibilità del tutto diverse di far riferimento agli oggetti e ai contesti:
- la comunicazione per immagini,
- la comunicazione verbale.
Questi 2 modi di comunicare si chiamano nel primo caso "linguaggio analogico", cioè tutto quello che non è verbale, nel secondo caso "linguaggio numerico", ossia il nostro linguaggio verbale.
Ogni volta si usa una parola per nominare una cosa è perché ad un certo punto si è deciso che quella cosa si chiamasse con quella parola. Le parole sono segni arbitrari. Tanto per capirci non c'è niente che assomigli al cane nella parola "c a n e".
Ora, applichiamo i concetti di "analogico" e "numerico" alle opere di Emilio Vedova (1919-2006), artista che ha saputo rinnovare in maniera radicale il linguaggio artistico e pittorico del suo tempo, con tutto il suo risentimento ed irritazione e la sua voglia di provocare reazioni critiche in chi si sofferma sulle sue opere.
Se guardiamo i suoi lavori, vediamo un'accozzaglia di segni, colori, materiali diversi, forme irriconoscibili, una situazione da cui la nostra mente può difficilmente trarre significati, nonostante si stia usando un linguaggio analogico che per sua natura dovrebbe riportare in maniera intuitiva alla situazione che rappresenta.
Dunque con la Vedova abbiamo un problema. (fine I puntata).